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Quattromila descrizioni che non sembrino scritte da una macchina
Generarle è la parte facile: si fa in un pomeriggio. Il problema è quando le leggi e sono tutte la stessa descrizione con le parole cambiate. Perché si riconoscono, cosa dare prima di chiedere un testo, e come si rivede un catalogo senza rileggerlo tutto.
Generare quattromila descrizioni con l'AI è la parte facile: si fa in un pomeriggio. Il problema arriva dopo, quando le leggi e ti accorgi che sono tutte la stessa descrizione con le parole cambiate.
Il difetto non è la macchina. È che le hai chieste senza darle niente di tuo, e con niente in mano scrive l'unica cosa che può scrivere: la media di tutto quello che ha letto.
Perché si riconoscono
I testi generati a vuoto hanno sempre gli stessi tic, e sono facili da elencare.
Aprono con una promessa vaga. "Scopri l'eleganza senza tempo di". Nessun essere umano comincia così una frase su un prodotto che conosce.
Descrivono sensazioni invece di cose. Un aggettivo non dice se il tavolo entra nella tua cucina. Chi compra vuole la misura, non l'atmosfera.
Sono lunghi uguali. Tre paragrafi per un prodotto da 8 euro e tre paragrafi per uno da 800, perché la lunghezza era un'impostazione e non una scelta.
Non nominano mai un vincolo. Nessun prodotto ha svantaggi, in nessuna descrizione, mai. È la cosa che più di tutte fa sospettare che nessuno le abbia scritte.
Cosa serve dare, prima di chiedere un testo
Tre cose, e sono tutte già in azienda.
I dati del prodotto, non il nome del prodotto. Misure, materiali, compatibilità, contenuto della confezione. Con quelli un testo diventa specifico per costruzione, perché contiene fatti che nessun altro prodotto ha.
Come parla il tuo brand, per iscritto. Non "tono amichevole ma professionale", che vale per chiunque. I termini che usate, quelli che non usate, come chiamate le cose, se date del tu. Tre pagine di glossario valgono più di qualunque prompt.
Cosa chiedono i clienti. Le domande che arrivano al customer care sono il contenuto migliore che hai, ed è già scritto: sono le cose che le persone vogliono sapere davvero, con le parole che usano loro.
La revisione non è leggerne quattromila
Qui casca il progetto. Nessuno rilegge quattromila testi, quindi o si pubblica alla cieca o non si pubblica. Entrambe le scelte sono sbagliate, e la via d'uscita non è la forza di volontà.
Si controlla a campione, ma in modo intelligente: non venti prodotti a caso, venti prodotti scelti dove è più probabile che il testo sia sbagliato. Le categorie con dati scarsi, i prodotti con varianti complicate, le referenze dove un errore costa un reso.
E si controllano le cose verificabili su tutto il catalogo automaticamente: che le misure nel testo coincidano con quelle nei campi, che non compaiano promesse su spedizioni e garanzie che non fai, che non ci siano due prodotti con lo stesso paragrafo.
Le tre regole che valgono più di un prompt lungo
Vietare gli aggettivi vuoti per iscritto. Una lista di parole bandite fa più differenza di dieci righe di istruzioni sul tono.
Imporre almeno un dato verificabile per paragrafo. Se un paragrafo non contiene un numero, una misura o un fatto, probabilmente non serve a nessuno.
Chiedere sempre per chi non va bene. Una riga sui limiti rende il testo credibile, riduce i resi e, non secondariamente, è la parte che un motore che risponde cita più volentieri.
Come lo risolve Uptonica
Content scrive testo, immagini e video partendo dai dati del catalogo e da un profilo di voce e glossario per brand, su un calendario solo. Le descrizioni sono specifiche perché nascono dagli attributi, non da un prompt generico.
Guarda cosa fa ContentDomande frequenti
Google penalizza i testi scritti con l'AI?
Non per come sono stati scritti, ma per quanto sono utili. Un testo generico e ripetitivo va male perché è generico, non perché è generato: lo stesso testo scritto a mano da uno stagista annoiato andrebbe altrettanto male. Quello che si penalizza è il contenuto che non aggiunge niente.
Quanto deve essere lunga una descrizione?
Quanto serve a rispondere alle domande su quel prodotto, e non di più. Un accessorio semplice può bastare in tre righe. Un prodotto tecnico che si compra ragionando ne vuole molte di più. Una lunghezza fissa per tutto il catalogo è il primo segnale che non è stata una scelta.
Meglio riscrivere tutto o solo i prodotti che vendono?
I prodotti che vendono hanno già una descrizione che funziona, quindi il guadagno lì è piccolo. Il valore sta nella coda: le referenze che nessuno ha mai guardato sono anche quelle su cui nessun concorrente ha lavorato.
Come si evita che tutti i testi si somiglino?
Dando dati diversi, non chiedendo varietà. Se l'unica differenza fra due prodotti nei tuoi dati è il nome, qualunque strumento produrrà due testi che si somigliano, e avrà ragione. La varietà nasce dagli attributi, non dalle istruzioni.
Serve una persona che rilegge?
Serve una persona che decide le regole e controlla i campioni, non una che rilegge tutto. Il lavoro umano si sposta: meno scrittura, più giudizio su cosa è accettabile. È un mestiere diverso, ed è anche più utile.
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